La loggia

Nella seconda metà del ‘600 gli ampi vani posti al piano terra1 vennero adibiti a scantinati, a ricoveri per calessi e carrozze e l’abitazione padronale occupò tutto il primo piano. Venne inoltre edificato l’ampio scalone all’interno di un ingresso di proporzioni davvero ragguardevoli: largo circa tre metri e mezzo, penetra per quasi dieci metri nel cuore dell’edificio. Per la sua pianta così allungata, sebbene non si tratti di un vano passante, questo ambiente è sempre stato denominato “la loggia”. Coperto da una volta a botte ribassata, evidenziata da un elaborato cornicione in stucco che corre in alto lungo le pareti laterali, presenta agli angoli, nonché a circa metà della sua lunghezza, proprio laddove lo scalone ha termine, sei pregevoli lesene con basi e capitelli finemente modanati.
La loggia di CaulaTutta la loggia è riccamente decorata a trompe l’oeil, ad imitazione di una sontuosa quanto falsa decorazione a stucchi; infatti, i colori dominanti sono i bianchi e un tenue verde penicillina utilizzato per gli sfondi. La tecnica non è quella, costosa e complessa, dell’affresco, bensì quella della più modesta tempera. Sul soffitto sono rappresentati lacunari ottagonali alternati ad altri, molto più piccoli, di forma romboidale; ciascuna delle pareti laterali è scandita da tre grandi riquadrature all’interno delle quali sono dipinti simboli delle arti marziali e musicali della mitologia classica: scudi, cornucopie e bracieri su treppiedi, ma anche siringhe, lire, cimbali, flauti e tamburelli. Si tratta di un’opera di gusto tipicamente neoclassico, realizzata non prima della seconda metà del ‘700. Da notare, sulla parete di fondo il quadrante di un grande orologio murale a pendolo, circondato da racemi e sorretto da un putto dalle movenze – rozzamente – settecentesche e da un’aquila. Il rapace compare anche sulla parete in cui si apre il grande portone d’ingresso e in questo caso non v’è dubbio che voglia essere una citazione araldica, un omaggio agli Estensi, sovrani di queste terre. Posto di profilo, sorregge con il becco due lunghi festoni di foglie, richiamando la decorazione che ancor oggi corre lungo la facciata orientale del Palazzo Ducale di Modena, nella fascia immediatamente al di sotto della balconata.
Quanto all’orologio, a detta dell’esperto che ne ha curato recentemente il restauro, il macchinario è anteriore al 1760. Possiede solo la lancetta delle ore e i pesi, che un tempo erano deviati con un sistema di carrucole al fine di evitare che intralciassero la luce della porta sottostante, sono costituiti da grandi “olive” di macigno.

1 – Per la verità, a causa del dislivello del terreno tra il lato settentrionale e quello meridionale, le cantine che prendono luce dalla facciata principale sono seminterrate.

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