Il salone da ballo

A destra e a sinistra della loggia si aprono due porte1 poste l’una di fronte all’altra. Quella di sinistra dà accesso ad un ambiente assai spazioso, ancor oggi dotato di un grande camino2. Un tempo questo vano veniva chiamato “camera del camino” o cucina, sebbene non fosse affatto adibito alla preparazione dei pasti, dato che i locali destinati a queste attività sono altri due adiacenti , uno dei quali fornito a sua volta di un focolare di più modeste proporzioni e l’altro di un massiccio secchiaio in pietra3.
L’ambiente in esame, invece, era destinato al soggiorno quotidiano della famiglia padronale, soprattutto nei freddi giorni invernali, nei quali solo una piccola parte della troppo estesa dimora veniva riscaldata.
Il salone da balloDalla porta di destra della loggia, invece, si accede al grande, scenografico salone da ballo. Oltre settantacinque metri quadrati di superficie con il soffitto posto a più di quattro metri e mezzo d’altezza. L’aspetto attuale non risale certamente al XVII secolo, ma è frutto di un rifacimento dell’intero apparato decorativo realizzato alla fine del settecento e completato forse solo nei primi anni dell’800, all’epoca dei comandanti Giovanni Battista e Domenico Leonardo Pianacci. Tuttavia la struttura della sala, così come quella dell’intero piano nobile, risale senz’altro agli anni, più remoti, della trasformazione complessiva del casino padronale.
Il salone da balloIl pavimento non è di cotto, come nel resto della casa, ma un più prezioso seminato alla veneziana al centro del quale frammenti di marmo bianco e nero disegnano una sorta di rosa dei venti. La parte bassa delle pareti, più soggetta all’usura e alla sporcizia, è dipinta ad uso marmo; a partire da circa un metro e mezzo da terra, però, tutto il salone è ricoperto di un esuberante apparato pittorico a tempera. I dipinti, malamente restaurati nella seconda metà dell’8004, pur essendo privi di qualsivoglia valore artistico, sono comunque interessanti perché inusuali nelle civili abitazioni di queste zone. Il soffitto è ripartito da quattro travature incrociate in nove grandi cassettoni, ciascuno dei quali è costituito da una volta a vela costruita con mattoni disposti a lisca di pesce. Si tratta di una tecnica ben più costosa e meno diffusa del cannicciato intonacato e dipinto, che venne invece usato per rivestire e decorare la trabeazione. Nei cassettoni centrali sono dipinte figure di musici, talora in vesti pastorali. Solo sulla parete settentrionale, tra le due finestre che si aprono sulla facciata principale della villa, è forse rappresentato un improbabile Ercole in armatura sdraiato su un altrettanto inverosimile leone Nemeo. L’illuminazione era ed è ancor oggi garantita da un grande lampadario a dodici bracci in lamierino verde imperatore a guisa di tralci fogliacei, in pendant con tredici5 appliques a tre luci della medesima fattura. L’accensione contemporanea di cinquantuno candele permetteva di godere di un’elegante luce soffusa, atta ad attenuare i colori troppo vividi delle decorazioni pittoriche, ma sufficientemente intensa.
  
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1 – Sulla parete di sinistra le porte sono due: la seconda dà accesso ad un salotto dotato di camino e di due armadi a muro placard con ante bugnate, del tutto analoghe alle altre porte del piano nobile, risalenti alla seconda metà del XVIII secolo. Uno degli armadi racchiude un’antica dispensa, perfettamente conservata, ivi comprese le etichette di carta con l’indicazione dei generi alimentari contenuti nei singoli tiretti. Tra questi si annoverano ben tre tipi di zucchero (biondo, raffinato e “fioretto”, il moderno zucchero a velo) e il cioccolato (cacao), un alimento all’epoca particolarmente raro e costoso.
Se si prescinde dalle maggiori dimensioni e dall’essenza di noce con cui vennero costruiti, questi due armadi sono identici ad una porta esistente nella c.d. “canonica nuova” di Montalbano. Evidentemente si tratta di manufatti provenienti dal medesimo artigiano.
2 – Quello attuale è la copia moderna di un immenso e splendido camino seicentesco che in origine si trovava alla “Casaccia” di Montalto.
3 – Ora il secchiaio è stato rimosso, assieme ad una pompa a mano da pozzo, ottocentesca, che permetteva di prelevare acqua fresca direttamente all’interno dell’abitazione.
4 – Il restauro, che con ogni probabilità non interessò solo il salone da ballo, fu eseguito nel 1889, com’è riportato chiaramente sulla parete orientale (“Ristaur… anno 1889“) che venne completamente ridipinta. Con ogni probabilità l’intervento fu condotto dal pittore Pio Passuti, che risedette a Cavola per qualche tempo, ospite di Luigi Bartolotti. Oltre a qualche rifacimento, vennero riprese le riquadrature delle scene con ampio uso del blu oltremare che copre a mala pena una greca preesistente.
5 – Oggi ne restano dodici. Il lampadario è stato adattato all’illuminazione elettrica, ma le appliques hanno ancora i portacandela originali

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