Il XVII, il XVIII secolo e i primi decenni dell’800

Nel corso del ‘600 e del ‘700 Caula  subì profonde trasformazioni che la portarono ad assumere un aspetto molto simile a quello odierno.
Con ogni probabilità risale a quest’epoca e più precisamente alla seconda metà del XVII secolo il lungo muro di cinta che circonda il giardino. Sino a qualche tempo fa, su un brandello sbrecciato d’intonaco nascosto dalla battuta del grande portone d’accesso alla corte, si leggeva la data “1674”.
Il portale seicentesco in arenariaDi certo l’arco d’ingresso a sesto ribassato, con soffittino di gronda a sguscio in tufo, è frutto di un rifacimento successivo alla costruzione della muraglia della Loggia1. Anche in questa circostanza ci pare di dover ricordare ciò che è stato perpetuato solo oralmente, ma che, sebbene privo di evidenze probatorie certe, non è quasi mai frutto di mera invenzione. A prestar fede al racconto di coloro che hanno abitato tra le pietre di Caula tra l’800 e il ‘900, sino a qualche secolo addietro l’ingresso al giardino era protetto da una piccola costruzione con funzioni difensive; una sorta di rivellino, di modeste dimensioni, ma sulla cima del quale era possibile accedere forse mediante una struttura lignea.
Di tale manufatto pare esservi ancora traccia. Si è detto che l’arco attuale è sicuramente posteriore alla costruzione della cinta muraria; ciò è reso evidente dalla trama delle grandi pietre collocate a sinistra dell’apertura, che disegnano un vero e proprio piedritto di un archivolto forse più stretto di quello odierno, ma che, a giudicare dalle proporzioni, doveva essere più alto e destinato a sorreggere una mole assai maggiore di quella che oggi sormonta l’ampio portone esterno.
D’altro canto è notevolissima la differenza di fattura dei due pilastri: costituito di blocchi di arenaria sbrecciati e consunti, quello a sinistra; fabbricato con pietre molto regolari, perfettamente squadrate e lavorate a scalpello, quello di destra.
Del portale bugnato d’ingresso all’abitazione padronale abbiamo già detto all’inizio di questo capitolo; per il resto è probabilmente tra ‘600 e primo ‘700 che l’intero fabbricato fu ridotto a quella simmetria toscaneggiante che lo distingue nettamente dalle costruzioni locali dei secoli precedenti, improntate ad un’architettura semifortificata, atta a far fronte alle esigenze di difesa della famiglia, delle possessioni e del bestiame ancora attualissime alla fine del cinquecento.
Questa trasformazione, che proprio per l’evidente ricerca di un’armonia estetica non può ritenersi frutto di successivi e frammentari interventi, ma piuttosto di un disegno unitario, concepito e realizzato senza soluzione di continuità in un lasso temporale non particolarmente lungo, comportò sicuramente una riorganizzazione degli spazi interni.
 
Continua…

1 – Così pare essere menzionata la cinta muraria che circonda l’insediamento nel rogito del 23 aprile 1834, a cura del notaio Gherardo Fontana di Montalbano, con cui Antonio Bartolotti di Zocca, marito di Chiara, l’ultima dei Pianacci di Caula, acquista dai nipoti Bedonni le rimanenti quote dell’eredità del suocero, il comandante Domenico Pianacci, defunto nel 1829, per riunificare nelle proprie mani e in quelle della consorte l’intero patrimonio della famiglia il cui ramo andava estinguendosi. Infatti, nel documento che comprendeva anche una quota della possessione di Caula si legge: “Infine la parte di Casino denominato Cavola in Montalbano da cima a fondo verso il così detto Cantone e dalla muraglia della Loggia dalla parte destra entrando dalla porta maggiore di d.o Casino, compresa la Sala e Camere annesse esclusa però quella detta della Signora Teresa, e compresa la casa colonica e metà del Cortile dalla parte di Pon.te, in confine delle Corti, del S.r D. Giacomo Pianacci…” (ndr: ricco prelato, fratello di Domenico, comproprietario tra l’altro di Caula) “… della pred.a Sig.a Chiara e della pubblica strada…“.

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