Un’insolita dimora gentilizia tra i monti dell’Appennino

Un po’ di storia

Cavola o, meglio, Caula. Questo il toponimo dell’insediamento civile forse più atipico di tutto il territorio.
Situato lungo la strada che scende da Zocca all’antico borgo di Montalbano, oggi si presenta come una grande villa gentilizia di aspetto vagamente toscano e di proporzioni davvero inusitate per l’Appennino, circondata da un alto muro di cinta ed affiancata, ai lati, dagli edifici rustici. Non si tratta quindi di una caratteristica corte chiusa, come casa Barattini alla Zocchetta o la vicinissima casa Giacomozzi al Cantone, ma di una struttura “a corte murata” che a nord si affaccia, imponente, su un grande campo circondato da una corona di colline boscose, monte Po’ Lorenzo, e a Sud domina dall’alto di un possente terrapieno la vallata che declina verso il Panaro.
Villa Caula dalla Serra di MontalbanoL’edificio padronale presenta un aspetto semplice, ma assai armonioso. In altezza si sviluppa su due piani sovrapposti a quello, seminterrato, degli scantinati. Il piano nobile, quindi, è rialzato e vi si accede salendo un arioso scalone. La facciata si distende su un fronte di quasi trenta metri ed è scandita da due ordini di finestre distribuite in modo perfettamente simmetrico. Il primo è costituito da sei grandi aperture1, divise dal possente portale d’ingresso. Quest’ultimo è uno degli elementi architettonici di maggior pregio e costituisce un bell’esempio di portale bugnato a tutto sesto, scolpito in blocchi di arenaria, purtroppo geliva. Laddove ancora integra2, la bugnatura presenta due linee diagonali, incrociate a leggero rilievo che congiungono i vertici della superficie di ciascun concio quasi a voler imitare la sfaccettatura di un diamante. L’opera risale alla seconda metà del XVII secolo, quando un profondo intervento di ristrutturazione diede alla villa la fisionomia che conserva ancor oggi. Con la sua costruzione fu sostituito ed asportato il portale precedente, che risaliva al 1531.
Le finestre del secondo piano sono sette; quella centrale è una porta-finestra il cui affaccio è protetto da una semplicissima ringhiera in ferro battuto, perfettamente lineare e priva di qualsiasi decorazione.
Villa Caula dalla vallata di MontalbanoL’origine di questa struttura, che molti locali credono erroneamente fosse in un passato assai remoto un convento, è indubbiamente molto antica.
E’ difficile oggi reperire le fonti documentali, ma in un libello in cui raccolse alcuni cenni storici su Samone don Giovanni Ricci, Parroco di Missano sino a 1991, accennò all'”importante palazzo” che i “Cavoli o Cauli, come di solito erano chiamati“, possedevano a Montalbano; interpellato sull’argomento ebbe a sostenere di aver rinvenuto la prima menzione del complesso in un documento risalente addirittura alla fine del XIV secolo.
Di certo, poco più di un secolo dopo, la località era già abitata; infatti, il grande edificio situato alla destra della villa, adibito non solo a stalla e scuderia, ma anche ad abitazione rurale, nella chiave di volta del portale a tutto sesto collocato sulla facciata occidentale riporta la data 1501.


1 – Le imposte di legno di castagno che chiudono le finestre del piano nobile sfiorano i due metri di altezza. Anche in questo caso si tratta di dimensioni del tutto inusuali per un fabbricato ubicato in zona montana: nemmeno palazzo Pierotti di Palagano (già dei conti Sabbatini) presenta caratteristiche similari.
2 – La locale arenaria, formatasi nel corso delle ere geologiche dalla sabbia depositata sui fondali marini, tende letteralmente a sfogliarsi a causa delle infiltrazioni d’acqua e del gelo.

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