La fine del ducato di Modena e la promozione di Zocca
a sede comunale

Luigi Bartolotti (1830-1905)

Luigi Bartolotti (1865 circa)

I coniugi Luigi e Beatrice ebbero presto dei figli. Il 2 agosto 1859 nasce Blandina Maria Elvira Placida; è una femmina anche la secondogenita, Alfonsina1, e pure la terza, nata il 20 maggio 1863, che verrà battezzata con i nomi Guglielma Marianna Chiara.
Nel frattempo ha termine il plurisecolare dominio estense sul ducato di Modena e Reggio, che viene annesso al Regno d’Italia. In apparenza questi avvenimenti storici non producono grandi sconvolgimenti a Caula; sembra quasi di sentire Tancredi Falconeri: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi“.
In realtà non è così. Nei moti del 1848 Luigi, che ha solo diciotto anni, risulta nei ranghi della Guardia Nazionale, anche se siamo convinti che il padre, rigorosamente legittimista, non ne fosse affatto contento. Negli anni successivi presta però servizio nell’esercito estense col grado di capitano2 e poco tempo dopo l’Unità d’Italia, allorquando Zocca venne elevata ad autonoma sede comunale, lo ritroviamo tra i primi sindaci del nuovo comune3.
Il 21 dicembre 1863, a seguito di una malattia che l’aveva costretta a letto da tempo e le aveva provocato una paresi, moriva Chiara Celestina Pianacci, ultima della sua famiglia. Si dice che Luigi volesse associare al cognome paterno quello della madre per tramandarlo ai discendenti, ma l’avvento dello stato unitario aveva reso assai più complessa la pratica sotto il profilo giuridico e non se ne fece nulla.
Nel proprio testamento, redatto dal notaio Marco Ruini di Samone, Chiara istituì erede universale il figlio maschio, lasciando ad Antonina e ad Eugenia, che già avevano ricevuto la dote in occasione dei rispettivi matrimoni, la somma di L. 18.0004 per ciascuna a titolo di mera legittima. Tuttavia le figlie non si accontentarono e pretesero un’integrazione assai consistente5: il fratello Luigi fu costretto a sborsare la somma ulteriore di 9.500 Lire italiane per ognuna.
Nel 1867 fu la volta di Antonio Ugolino Franco, che lasciò questo mondo il 30 novembre oramai ottantaquattrenne. La storia si ripeté. Con il suo testamento segreto Antonio riconosceva alle figlie femmine la pura legittima, consistente, a suo dire, nella somma di L. italiane 5.000; tuttavia, per meglio tutelare il figlio dalle pretese delle sorelle, non solo lo nominò erede universale, ma gli lasciò la sua quota della “possessione di Cavola… con sovrastanti case tanto rusticali che padronali, unitamente a tutti i capitali bestiame, ed a tutti i mobili che si troveranno in detta casa…” al momento della sua morte, a titolo di legato, prelegato ed antiparte6.
A dispetto degli accorgimenti giuridici, Luigi dovette liquidare a ciascuna sorella la somma di L. 9.0007.
Antonio Bartolotti adolescente (1882-3)

Antonio Bartolotti adolescente (1882-3)

Due anni prima della morte di Antonio, il 29 novembre 1865, proprio in quel di Caula, il matrimonio di Luigi e Beatrice Poli fu allietato da un’altra nascita e questa volta venne al mondo il tanto atteso erede maschio, Antonio Luigi Tito Anna. Nel registro delle nascite della parrocchia si legge che il piccolo fu ritenuto in pericolo di vita e perciò fu battezzato immediatamente, nelle mani di Maria Luppini di Montetortore, “ostetrica famosa per le sue incombenze“. Antonio, però, si riprese e non parve risentire della sofferenze patite, dal momento che visse fino a ottantacinque anni senza mai manifestare significativi problemi di salute.
Il rampollo fu inevitabilmente coccolato e fors’anche viziato, ma ovviamente dovette lasciare assai presto Montalbano per entrare in collegio a Bologna. Il padre non scelse però il San Luigi, in quanto retto da religiosi contro cui aveva maturato un certo astio, ma preferì l’Ungarelli, allora in via San Vitale. Meno famoso e rinomato del San Luigi, era comunque un complesso prestigioso, con centinaia di alunni, grandi aule, gabinetti scientifici e la banda musicale. Tra le notevoli spese sostenute dalle famiglie c’era anche quella della divisa di foggia militare. Qui ebbe modo di stringere un saldo legame di amicizia, che si protrarrà sino alla morte, con alcuni dei nomi più in vista dell’aristocrazia bolognese, tra i quali il conte Carlo Pepoli e il conte Giuseppe Aria.
Antonio Bartolotti al collegio Ungarelli di Bologna (verso il 1880)

Antonio Bartolotti al collegio Ungarelli di Bologna (verso il 1880). Antonio è il quarto da destra, in piedi.

Dopo il collegio Antonio frequentò l’Università di Bologna e si laureò in Giurisprudenza a il 2 luglio 1891. Suo padre avrebbe voluto che la famiglia continuasse a vivere di rendita, come si conveniva ai possidenti del loro rango, ma Antonio aveva intuito che i tempi stavano cambiando, anche a seguito delle riforme introdotte in quegli anni dal giovane Regno d’Italia e dal progressivo aumento della pressione fiscale. Capì che, per poter mantenere a un buon livello il decoro e il prestigio della famiglia, occorreva rimboccarsi le maniche e lavorare. Fu così che, nonostante lo scetticismo del padre, si avviò alla professione di notaio. Fu presto nominato anche Vice Pretore onorario e in tale ruolo amministrò la giustizia civile e penale fino alla soppressione della Vice Pretura8.
L'avv. Antonio Bartolotti con la consorte Valentina Ferrari e la piccola Beatrice (1904 circa)

L'avv. Antonio Bartolotti con la consorte Valentina Ferrari e la piccola Beatrice (1904 circa)

Antonio ebbe due mogli; in prime nozze sposò Valentina Ferrari di Pavullo, di famiglia assai facoltosa, dalla quale ebbe due figli: Luigi Raffaele, nel 1895, e l’adorata Beatrice9, tre anni dopo. Il primo morì a pochi mesi di vita a causa di una setticemia provocata dalla puntura di una spilla che la balia portava appuntata al seno. Le seconda resterà per molti anni figlia unica, coccolata e vezzeggiata. Nel 1916 la consorte Valentina si spense dopo una lunga malattia che nemmeno il celeberrimo clinico bolognese Augusto Murri, chiamato a Caula due volte, fu in grado di diagnosticare con esattezza10. Dopo sei mesi di lutto, l’avv. Antonio Bartolotti si risposerà con Alfonsina Galantini con cui nel 1922, a quasi 57 anni e dopo due figlie femmine11, ebbe l’erede maschio, Luigi.
Nel 1905, con la morte di Luigi Antonio Domenico Stefano, già vedovo da parecchi anni, si chiuse un’epoca per Caula, quella dei balli e dei ricevimenti, delle cacce e della vita tranquilla di campagna. Negli anni a seguire la famiglia Bartolotti sposterà la propria residenza invernale nel paese di Zocca, ove l’avv. Antonio, dopo la soppressione della Vice Pretura, aveva acquistato la vecchia Giusdicenza, che aveva poi fatto ristrutturare da un noto architetto bolognese, e infine in città, a Bologna.
Dal 1910 Caula venne affittata al collegio delle Suore Maestre di Santa Dorotea e in quell’occasione alcuni degli arredi più pregiati furono venduti12. Altri mobili seicenteschi e settecenteschi furono trafugati dal comando tedesco, che aveva occupato la villa già nel corso del 1944, nelle fasi terminali del secondo conflitto mondiale. Infine, un grosso furto commesso nella notte tra il 10 e l’11 novembre 1993 ha completamente privato l’edificio di tutte le suppellettili originarie. 
 
Fine.

1 – Elvira si mariterà con un Franceschi; Alfonsina sposerà Vincenzo Mattioli di Semelano, ufficiale dell’esercito sabaudo assai più anziano di lei, proprietario di molte terre e fabbricati, fra cui “Il Palazzo“, “Casa del Duca” e l’intero borgo di “Ponte“, ciò che restava dell’antico castello di Semelano. Vincenzo era strettamente imparentato con Giacomo Mattioli Bertacchini, giudice nel processo di Rubiera che nel 1822 condannò a morte don Giuseppe Andreoli, poi a sua volta vittima della cosiddetta “congiura Mattioli”, perciò arrestato nel luglio del 1833 e condannato come rivoluzionario (A. Sorbelli, La congiura Mattioli, Roma, 1901).
Alfonsina e Vincenzo non avranno discendenza e l’intero patrimonio Mattioli Bertacchini, nei primi decenni del ‘900, finirà nelle mani dei Bartolotti, le cui proprietà terriere supereranno così l’estensione di 250 ettari.
2 – Anche a questo proposito viene tramandato un aneddoto curioso. Pare che in occasione della visita d’idoneità un ufficiale si fosse rivolto cortesemente a Luigi domandandogli: «Signor Bartolotti, si tolga le scarpe, per favore, che misuriamo l’altezza». Luigi avrebbe risposto seccamente: «Il Signor Bartolotti le scarpe non se le toglie!» Nonostante l’insistenza dell’ufficiale, Luigi avrebbe negato ogni accondiscendenza, tanto da costringere il militare a misurare l’altezza dei tacchi per detrarla da quella complessiva. E dire che, per l’epoca, il Bartolotti non era una persona di bassa statura.
3 – Luigi Bartolotti sarà sindaco di Zocca negli anni 1867-1868 e nuovamente dal 1884 al 1889.
4 – Si trattava di Lire di Modena, pari a 6.160 Lire italiane (Archivio familiare Bartolotti, Testamento della S.a Chiara Pianacci in Bartolotti di Zocca, 31 gennaio 1863, rogito del notaio D.r Marco Ruini di Samone).
5 – “Presosi in disamina lo stato di che sopra dalle S.e Sorelle legittimarie in concorso dei loro mariti S.r Giovanni Mascagni e D.r Domenico Tonioni di Zocca stessa, considerato il valore del medesimo e la qualità degli immobili che lo compongono hanno potuto verificare le medesime che il legato delle Italiane lire seimilacentosessanta loro fatto dalla madre S.a Chiara Pianacci sullodata a titolo di legittima loro competente sull’asse di essa è di molto inferiore alla quota della legittima stessa. Insorsero così varie contestazioni extragiudiziali e dopo molte discussioni, mercé l’interposizione di persone di confidenza delle Parti si giunse a comporre le S.r Legittimarie coll’erede loro S.r Fratello…” (Archivio familiare Bartolotti, Rinunzia alla eredità Materna per Italiane £ 9.500 cadauna fatta dalle S.e Eugenia ed Antonina Bartolotti a favore del loro Fratello S.r Luigi Bartolotti tutti di Montalbano, 22 agosto 1865, rogito del notaio D.r Marco Ruini).
6 – Archivio familiare Bartolotti, Testamento del Signor Bartolotti Antonio, 12 settembre 1865, rogito del notaio D.r Sante Poggioli.
7 – Archivio familiare Bartolotti, Rinuncia all’Eredità Paterna fatta dalle sorelle Antonia ed Eugenia Bartolotti, 18 dicembre 1868, rogito del notaio D.r Luigi Serra di Vignola).
Nonostante il forte esborso in pochi anni, che aveva portato nelle tasche di ognuna delle due sorelle Bartolotti la somma di circa 30.000 Lire italiane, quasi 80.000 delle vecchie Lire di Modena, Luigi riuscì così a concentrare nelle sue mani un patrimonio immobiliare assai consistente. Infatti, dalla madre ereditò metà della possessione di Caula che comprendeva i terreni, le case coloniche e la metà del “Palazzo Civile” liberi dai legati Pianacci, l’intero fondo detto “Cavola di sopra” – in realtà si trattava delle “Rase” poste a valle della villa – onerato da don Giacomo a favore della chiesa di Montalbano, il podere “Molino di Verzarola” sito in Montombraro, il fondo “Ca’ di Leone“, parimenti ubicato in Montombraro, che comprendeva anche un edificio padronale, tre case poste in Bologna, residuo dell’eredità di don Giacomo e alcuni crediti in denaro sorti a favore di Chiara per la vendita di altri fabbricati situati a Bologna. Dal padre, invece, gli pervennero le rimanenti ragioni sulla possessione e sul casino padronale di Caula, comprendenti, come sappiamo, anche il predio “la Spia“, il fondo “Il Teatro” di Montombraro, anch’esso dotato di case coloniche e padronali, una tenuta di oltre centoventi biolche, “Ca’ di Pattone“, sempre a Montombraro, nonché il podere “Le Coste” in quel di Rosola. Le terre e la casa padronale dette “Piastrella“, invece, erano state assegnate in dote ad Eugenia in occasione del suo matrimonio con Giovanni Mascagni.
Come risulta dal Catasto terreni della seconda metà dell’800, Luigi divenne così il più cospicuo possidente di tutto il comune di Zocca con oltre 130 ettari di terra, circa 460 biolche modenesi.
8 – Vale la pena riportare un aneddoto ameno relativo all’esercizio di tale pubblica funzione, anche se si tratta di fatti che poco hanno a che vedere con villa Caula e Montalbano. Una vecchina poverissima e senza parenti veniva additata come l’autrice di frequenti furti nei pollai della zona, ma nessuno riusciva a coglierla sul fatto, almeno in primavera e in estate. Giunti nel tardo autunno, però, l’anziana veniva immancabilmente “pizzicata” a rubare uova o qualche gallina. Immediatamente tradotta innanzi al Vice Pretore, che entro certi limiti esercitava anche la giustizia penale, confessava spontaneamente anche i reati commessi in precedenza, aggravando la sua posizione al punto da meritarsi la pena della reclusione senza benefici. L’avv. Antonio Bartolotti non impiegò molto a capire che l’innocua malfattrice, all’approssimarsi dei rigori invernali, faceva di tutto per trascorrere qualche mese in carcere, un ambiente evidentemente più caldo e confortevole della sua povera casa e nel quale due pasti al giorno erano comunque garantiti. Da quel giorno e per vari anni, ogni volta che la vecchina veniva arrestata, il magistrato consultava il calendario e concordava con lei la durata del suo “soggiorno invernale”.
9 – Fu battezzata con i nomi Beatrice Chiara Pierina Maria
10 – Probabilmente si trattava di sclerosi multipla.
11 – Luisa e Chiara.
12 – In particolare si conserva memoria di un tavolo e sei seggioloni del secondo cinquecento che furono ceduti ad un antiquario che li rivendette per una cifra più che doppia (si dice oltre 10.000 Lire) ad un amico dell’avv. Antonio Bartolotti.

2 risposte a La fine del ducato di Modena e la promozione di Zocca
a sede comunale

  1. Erio Riva scrive:

    nella foto del Collegio Ungarelli è possibile avere notizie del 4° da destra a sedere, davanti a Antonio Bartolotti ?

  2. GB ego sum scrive:

    Purtroppo non sono a conoscenza dei nomi degli altri allievi, né di quello dell’educatore. Se può interessare, posso inviare tramite e-mail la fotografia scansionata ad alta risoluzione (sono circa 7 MB).
    PS: quasi certamente nella fotografia è ritratto anche il conte Carlo Pepoli.

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