Questo governo è ormai un cancro

Siamo alla rovina.
Non siamo più sull’orlo del baratro: stiamo già precipitando verso il fondo.

Questo governo, con tutta la pseudo maggioranza che lo sostiene, è un cancro profondamente infiltrato e metastatizzato che sta terminando di distruggere gli organi vitali di un corpo cronicamente e gravemente malato. Temo che, se anche riuscissimo ad estirparne una parte e somministrassimo una pesantissima chemioterapia, il malato Italia non riuscirebbe comunque a sopravvivere, perché è tardi, troppo tardi.

L’anziano incontinente che ha disintegrato definitivamente la nostra già scarsa credibilità internazionale è abbarbicato in modo osceno alla cadrega; del resto non ha mai conosciuto pudore alcuno. Lo ha dimostrato anche ieri sera, promettendo al Capo dello Stato le dimissioni solo dopo l’approvazione della legge di stabilità e soprattutto negando il proprio appoggio a un governo tecnico guidato da Mario Monti. In tal modo ha posto sotto ricatto per l’ennesima volta l’intero paese: “o me o elezioni con l’attuale legge elettorale”… A costo che nel frattempo l’Italia collassi del tutto.

Le comparse di cui si è circondato faticano a distaccarsi da lui anche ora, mentre tutti assieme trascinano il paese lungo il pendio fangoso in fondo al quale ci attende il disastro.

Il fatto che reputo particolarmente grave è che una parte sempre più consistente di italiani comincia a pensarla nella stessa maniera dei mistificatori al servizio di quell’impresentabile soggetto. Che l’Euro è stato un male; che il default non sarebbe poi tutto questo disastro; che potremmo risollevarci più facilmente dicendo alle banche italiane ed estere: “tanti saluti, non vi rimborseremo più il 50 o l’80 % dei titoli del debito pubblico“; che, ritornati alla lira e alle sue continue svalutazioni, in pochi anni riacquisteremmo tutta la nostra “competitività” e il benessere perduto.

Temo davvero che molti, fuorviati dalla campagna di disinformazione dei tanti Feltri, Ferrara, Sallusti, possano abituarsi all’idea del default come la fine dell’incubo, il tunnel necessario in fondo al quale c’è la luce della rinascita.

A questi si aggiungono le voci di quei pericolosissimi idealisti, disgraziati e incompetenti, “di sinistra” o ambientalisti, che, lungi dall’avere abbandonato le demenziali posizioni utopistiche e pseudofilosofiche di qualche decennio fa, vogliono affermare nuovamente la “preminenza della politica” sull’economia e sulla finanza, facendo finta di non capire che la politica non è un fine, ma solo un mezzo per garantire la convivenza civile e lo sviluppo sociale e culturale di una comunità e, per il suo tramite, dei singoli individui che la compongono, ma che non esiste, non è mai esistita e mai esisterà convivenza civile e sviluppo senza economia e soprattutto senza produzione di ricchezza.

Anche costoro sbraitano che non dobbiamo piegarci alle pretese dell’Europa, che la politica deve ribellarsi alla bieca finanza, senza ovviamente capire nulla dei complessi meccanismi finanziari internazionali e quindi senza alcuna capacità di proporre la benché minima ipotesi costruttiva.

Il default provocherebbe immediatamente e per lungo tempo effetti mostruosi, devastanti sulla nostra vita quotidiana. L’uscita dall’Euro (o il crollo definitivo della valuta europea) scatenerà in Italia l’iperinflazione (70-80%), bloccherà la concessione della totalità dei mutui ai privati e dei finanziamenti alle imprese.
I primi contrarranno oltre ogni immaginazione i consumi, pugnalando a morte il commercio e i produttori di beni; il mercato immobiliare, già asfittico, si fermerà del tutto e le imprese edili, anche quelle di piccole dimensioni, moriranno come le mosche; quelle più strutturate che operano nel mercato degli appalti pubblici, finiranno sotto il controllo di ‘ndrangheta, camorra e mafia, le uniche organizzazioni ancora piene di liquidità; chi un mutuo ce l’ha già, a tasso variabile, vedrà schizzare la rata alle stelle e non sarà più in grado di onorarlo; chi lo dovrà stipulare non lo otterrà più; le banche, piene di titoli di stato italiani, falliranno o, nella migliore delle ipotesi, rimarranno talmente a corto di liquidità che sarà giocoforza bloccare i prelievi dai conto correnti.

Finiremo come in Cile, dove i lavoratori a reddito fisso in certi anni dormivano in ufficio perché non potevano permettersi nemmeno il biglietto dell’autobus per rincasare. Tutto ciò porterà a drammatici scontri sociali, a disordini pubblici che sfocerannno inevitabilmente in violenza e morti, a una microdelinquenza diffusa e pervasiva come in Venezuela.

E vista la diffusa presenza di forze centrifughe sino ad oggi coagulate intorno alla Lega, non è affatto escluso che una situazione simile possa degenerare in guerra civile.

A questo e a molto altro porterebbe il default. Altro che “liberazione dalla tutela” del Fondo Monetario Internazionale e della troika europea.

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